Inventore crea batteria che può alimentare uno smartphone per 12 anni

 

05/05/2017

 

Tra tutte le news che circolano in rete su scienza e tecnologia vi è questa che abbiamo ritenuto interessante ed abbiamo deciso di postarla quì nel sito per condividerla con Voi e con chi in genere è appassionato come noi di questo genere di notizie.

 

Un ricercatore ucraino sostiene di avere trovato il modo per fare passi da gigante anche nel settore delle batterie, ideando una batteria che potrebbe alimentare uno smartphone per ben 12 anni, senza bisogno di ricariche.

Visto è considerato che lo sviluppo della potenza di calcolo e della capacità di memoria dei vari dispositivi informatici come ad esempio gli smartphone non è stato accompagnato da un analogo sviluppo delle batterie, che forniscono l’energia necessaria ai dispositivi per funzionare, per cui una batteria del genere potrebbe realmente risolvere questo annoso problema.

 

I'inventore che ha ideato questa superbatteria si chiama Vladislav Kiselev, ed è ricercatore senior dell’Istituto di Chimica bio-organica di Kiev, ha presentato un prototipo al Sikorsky Challenge, un prestigioso concorso internazionale per progetti di ricerca.

Il segreto della batteria di Kiselev sarebbe che non accumula energia, ma la genera, sfruttando il trizio, un isotopo dell’idrogeno. Non si tratta della prima applicazione dei trizio di questo tipo, ma la peculiarità dell’idea di Kiselev sarebbe l’impiego di celle elettrochimiche.

Quando ha avuto l’intuizione di queste innovative batterie, Kiselev non è riuscito ad ottenere un finanziamento per la sua ricerca: ma essendo molto convinto dell’idea, lui e i suoi colleghi hanno deciso di auto-finanziarsi.

 

Il ricercatore è così riuscito a presentare la sua idea al concorso, ed è stato poi contattato da diversi imprenditori (per lo più cinesi a turchi) interessati ad introdurre sul mercato una batteria basata sul principio da lui ideato. Il punto interrogativo che rimane, una volta confermato che le batterie funzionano come promessi, è se sia possibile realizzarle in modo economicamente conveniente, dato che il trizio è un isotopo molto raro in natura.

 

 


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